Rent Romm
Pepito & Josèphine Baker
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Pepito & Josèphine Baker
Il “Conte” siciliano che scoprì la cantante ballerina Joséphine Baker
Ho il piacere di evocare la storia di Giuseppe Abatino in arte Pepito (Calatafimi, 1898 - Parigi, 1936) uomo dalla capacità manageriali straordinarie inteligentissimo e di una correttezza assoluta in affari, che in questo stabile di rilevanza storica, ha sicuramente bazzicato, in quanto corrispondente alla casa della madre Maria Immacolata Mulè Li Bassi.
Nicola Lucido
La società è popolata da numerose figure riconducibili al "Conte Max": individui truffaldini, sbruffoni, opportunisti alla ricerca di riscatto sociale, azzeccagarbugli e persino veri e propri ciarlatani. Se personaggi del mondo dello spettacolo, del calibro di Mario Camerini e Giorgio Bianchi — autori delle celebri pellicole Il signor Max (1937) e Il conte Max (1957), rese iconiche dalle interpretazioni di Vittorio De Sica e Alberto Sordi — fossero ancora tra noi, avrebbero senz'altro trovato in Giuseppe "Pepito" Abatino la figura perfetta per un nuovo adattamento cinematografico.
Eppure, sono in pochi a conoscere la storia di questo individuo tanto bizzarro quanto misterioso. In pochissimi sanno come "Pepito" sia riuscito, da un momento all'altro, a costruire il proprio successo e quello di una famosa attrice e ballerina afroamericana, destinata a calcare i palcoscenici internazionali tra gli anni '30 e '60 del secolo scorso.
Quella celebre interprete di musica blues, nonché danzatrice ed attrice dal grande fascino — nota al grande pubblico come la "Venere nera" o "Venere d'ebano" — altri non era se non Joséphine Baker. Ma quale fosse la reale identità di Giuseppe "Pepito" Abatino è rimasto un enigma per ben 78 anni. La verità su questo singolare individuo è emersa solo in seguito a uno scrupoloso lavoro d'indagine e approfondimento storico condotto tra Palermo, Roma e la capitale francese.
Per ricostruire il profilo di Giuseppe Abatino è fondamentale fare riferimento anche alle memorie di Arys Nissotti, conoscente comune del manager e della Baker. «Provavo un sincero affetto per Abatino – ricorda Nissotti – la nostra conoscenza risaliva ai tempi di Tunisi, dove esercitava il ruolo di manager di Joséphine».
«Spietato, estremamente perspicace, severo ma di un'onestà impeccabile nella gestione degli affari. Tra noi si era instaurato un profondo legame di amicizia. Un conte italiano? Certamente… anche se si è detto che non possedesse alcun titolo. Si mormorava fosse stato insignito di un'onorificenza come valente ufficiale della Guardia italiana, prima di cedere a una passione travolgente per Joséphine».
In realtà si trattava di dicerie, prive di fondamento, diffuse nell'ambiente artistico parigino al solo scopo di farsi strada nei salotti dei teatri più prestigiosi del tempo. L'unico dato certo è che Giuseppe Abatino decise di abbandonare Palermo per trasferirsi a Parigi qualche tempo dopo la fine della Prima guerra mondiale. Suo fratello Emanuele, nato nella città siciliana il 4 giugno 1896, rispose alla chiamata alle armi durante il conflitto mondiale perdendo tragicamente la vita a soli 22 anni: cadde il 15 giugno 1918 sul Montello, lungo la linea del Piave.
Alla memoria del fratello verranno conferite due medaglie d'argento al valor militare. Al contrario, i primi anni del soggiorno di Giuseppe nella capitale francese nei primi anni '20 restano avvolti nel mistero, se si esclude la sua millantata fama di "conte di Calatafimi". È proprio grazie alla sua abilità di grande impostore che riesce a farsi varcare senza sforzo le porte dei salotti più esclusivi dell'alta società parigina.
Il punto di svolta definitivo arriva nel 1925, anno del suo incontro con Joséphine Baker, all'epoca una giovane soubrette non ancora affermata nel panorama del charleston. "Pepito" intuisce per primo l'incredibile potenziale della ragazza — appena ventenne e originaria di Saint Louis, anche lei trasferitasi a Parigi — notandola al "Casino de Paris". Sarà proprio su quel palcoscenico che l'artista interpreterà per la prima volta J'ai deux amours, il brano destinato a trasformarsi nel vero e proprio marchio di fabbrica di tutta la sua carriera.
Giuseppe Abatino sceglie di assumere la gestione della carriera dell'artista, ideando per lei uno spettacolo rivoluzionario: un'esibizione di spogliarello ironico ed elegante, in cui la performer si presentava sul palco indossando esclusivamente un iconico gonnellino ornato da sedici banane. La rappresentazione riscuote un successo straordinario, suscitando un enorme scalpore per l'epoca e garantendo alla ballerina numerosi ingaggi nei teatri e nei club più prestigiosi della capitale francese.
Quanto alle origini del finto nobiluomo, Giuseppe Abatino era nato in realtà a Calatafimi — località del trapanese celebre per gli storici avvenimenti legati all'epopea garibaldina e alla spedizione dei Mille — il 10 novembre 1898, alle ore 3:10 del mattino, in una dimora situata lungo corso Vittorio Emanuele.
Il padre, Tommaso — il cui genitore si chiamava Raffaele — nacque nel 1860 a Falerna, in provincia di Catanzaro, mentre la madre, Maria Immacolata Mulè Li Bassi (figlia di Giuseppe e Cristina Mulè Li Bassi), nata a Palermo il 7 aprile 1861. Al momento della nascita di Giuseppe, Tommaso prestava servizio come capitano presso il 14° Reggimento Fanteria di stanza a Trapani. I genitori si erano uniti in matrimonio a Palermo il 30 gennaio 1890.
La permanenza del piccolo Giuseppe a Calatafimi durò soltanto pochi anni: a seguito del nuovo trasferimento del padre, la famiglia rientrò a Palermo, ed è proprio nel capoluogo siciliano che con il passare del tempo maturò in lui l'ambizione di trasferirsi un giorno nella capitale francese.
Giuseppe Abatino visse a Palermo fino all'età di vent'anni. Dopo una prima parentesi a Roma, nel 1925 intraprese il viaggio verso Parigi, città in cui rimase fino alla sua scomparsa nel 1936. Pur ostentando il titolo di conte di Calatafimi, si trattava in realtà di un impostore: un playboy e una figura controversa che, grazie alle proprie abilità gestionali e strategiche, riuscì a conquistare l'élite dello spettacolo parigino dell'epoca. Fu così in grado di stringere solidi legami con i principali impresari di charleston e con i gestori dei locali notturni più esclusivi della Francia tra gli anni '20 e '30.
Il 1926 segna l'incontro fortuito con Joséphine Baker, una ventenne giunta dall'America che cercava di farsi strada nei locali notturni parigini come ballerina. All'epoca l'artista muoveva ancora i primi passi ed era pressoché sconosciuta. Invaghitosi di lei, Pepito ne divenne rapidamente il suo manager, la guida artistica e il braccio destro più fidato. Fino al 1936, l'uomo si dedicò con totale devozione all'ascesa della Baker, proiettandola verso una fama internazionale che le sarebbe rimasta preclusa continuando a calcare unicamente le scene secondarie della Parigi di quegli anni.
Il sedicente “conte” pianificò per lei tournée su scala continentale e la condusse fino in Sudamerica, tra Brasile e Argentina. In breve tempo, questo sodalizio professionale e affettivo scalò i vertici dello show business mondiale. Come ricordano le cronache dell'epoca: «Pepito e Joséphine rappresentavano un'unione impeccabile, impossibile da non notare. Egli aveva fatto di lei la propria ragione di vita, mentre per la Baker la presenza di Pepito era ormai indispensabile…».
“Senza Pepito oggi non avremmo potuto ammirare e conoscere le gesta di Joséphine Baker che fino al 1975, anno della sua morte, calcherà palcoscenici di tutto il mondo. Spesso si dice che dietro ogni uomo di successo ci sia sempre una donna, e al contrario che dietro ogni donna di successo ci sia soltanto lei”.
I testi sono scaricabili sui siti internet:
1.https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Abatino;
3.Italia Stampa:“La principessa Tam Tam e il sedicente conte. Pepito Abatino e Joséphine Baker una favola d’altri tempi”. Pubblicato in data 13 Giu 2020.